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Leggere!

 LEGGERE

Il libro è il tragico monologo di una donna che aspetta un figlio guardando alla maternità non come a un dovere ma come a una scelta personale e responsabile. Una donna di cui non si conosce né il nome né il volto né l’età né l’indirizzo: l’unico riferimento che ci viene dato per immaginarla è che vive nel nostro tempo, sola, indipendente e lavora. Il monologo comincia nell’attimo in cui essa avverte d’essere incinta e si pone l’interrogativo angoscioso: basta volere un figlio per costringerlo alla vita? Piacerà nascere a lui? Nel tentativo di avere una risposta la donna spiega al bambino quali sono le realtà da subire entrando in un mondo dove la sopravvivenza è violenza, la libertà un sogno, l’amore una parola dal significato non chiaro.(Fonte aNobii)

 Oriana Fallaci legge “Lettera ad un bambino mai nato”: CLICCA QUI

 Leo è un sedicenne come tanti: ama le chiacchiere con gli amici, il calcetto, le scorribande in motorino e vive in perfetta simbiosi con il suo iPod. Le ore passate a scuola sono uno strazio, i professori “una specie protetta che speri si estingua definitivamente”. Così, quando arriva un nuovo supplente di storia e filosofia, lui si prepara ad accoglierlo con cinismo e palline inzuppate di saliva. Ma questo giovane insegnante è diverso: una luce gli brilla negli occhi quando spiega, quando sprona gli studenti a vivere intensamente, a cercare il proprio sogno. Leo sente in sé la forza di un leone, ma c’è un nemico che lo atterrisce: il bianco. Il bianco è l’assenza, tutto ciò che nella sua vita riguarda la privazione e la perdita è bianco. Il rosso invece è il colore dell’amore, della passione, del sangue; rosso è il colore dei capelli di Beatrice. Perché un sogno Leo ce l’ha e si chiama Beatrice, anche se lei ancora non lo sa. Leo ha anche una realtà, più vicina, e, come tutte le presenze vicine, più difficile da vedere: Silvia è la sua realtà affidabile e serena. Quando scopre che Beatrice è ammalata e che la malattia ha a che fare con quel bianco che tanto lo spaventa, Leo dovrà scavare a fondo dentro di sé, sanguinare e rinascere, per capire che i sogni non possono morire e trovare il coraggio di credere in qualcosa di più grande.(Fonte aNobii)

Rick Dockery, ex promessa del football americano, è un quarterback che non ha mai saputo trovare la spinta necessaria per diventare un grande giocatore. La sua carriera sembra ormai avviata verso una dignitosa mediocrità, con un ruolo di seconda riserva nell’NFL, la massima serie americana. Una sera, però, entrato in campo sul netto vantaggio della propria squadra, Rick riesce a rovinare la partita, e la propria vita, con quella che sarà descritta da tutti i media come la peggior performance nella storia del football professionistico. Quando, dopo un incidente in campo, Rick si sveglia in un letto d’ospedale, la sua squadra lo ha già licenziato. Ma giocare a football è l’unico mestiere che Rick conosce, e per questo prega il proprio agente di trovargli, nonostante la sua ormai pessima fama, un ingaggio qualsiasi che loaiuti a superare la crisi. Dopo una disperata ricerca, un posto sembra rendersi finalmente disponibile. È in Italia, nella squadra dei Panthers Parma. Rick non sapeva nemmeno che in Italia il football fossepraticato e, a dire la verità, non essendo mai uscito dagli Stati Uniti, non ha nemmeno la più vaga idea di dove Parma si trovi. Tuttavia parte, deciso a superare questo momento di sciagura e tornare in America non appena gli sarà possibile. Ciò che Rick però non sa è che, nonostante i mille, comici equivoci che un americano che conosce solo la propria lingua può generare nella provincia italiana, a Parma troverà molte cose che la vita negli Stati Uniti non aveva saputo offrirgli: buon cibo e tempi rilassati, ma soprattutto degli amici, un amore e la riscoperta gioia di giocare. E mentre nel clima di brutale pressione del football professionistico non aveva saputo trovare un vero stimolo, saranno i valori di uno sport semiamatoriale, ma vissuto con genuina passione, a fare di lui, forse per la prima volta, un vero giocatore. Con “Il professionista” John Grisham torna alla sorprendente vena de “L’allenatore” e “Fuga dal Natale”regalandoci uno splendido romanzo sullo sport, l’amicizia e le occasioni con cui la vita, a volte, torna a sorprenderci.( Fonte aNobii)

  Quale ragazza non sogna, una volta nella vita, di ricevere in dono un gioiello di Tiffany?
A New York, sulla Fifth Avenue, il giorno della vigilia di Natale due uomini stanno comprando un regalo per la donna di cui sono innamorati.
Gary, che aveva quasi dimenticato il regalo per la sua fidanzata Rachel, sta acquistando per lei un braccialetto portafortuna. Ethan invece sta cercando qualcosa di speciale: un anello di fidanzamento per Vanessa, uno splendido solitario col quale si inginocchierà davanti a lei e le farà una romantica proposta di matrimonio.
Ma quando per sbaglio, all’uscita dal negozio, i due regali vengono scambiati, Rachel si ritroverà al dito l’anello destinato a Vanessa. E per Ethan riportarlo alla donna per la quale lo ha scelto non sarà affatto semplice. Soprattutto se il destino ha altre idee a riguardo….( Fonte aNobii)

Image of Il linguaggio segreto dei fioriVictoria ha paura del contatto fisico. Ha paura delle parole, le sue e quelle degli altri. Soprattutto, ha paura di amare e lasciarsi amare. C’è solo un posto in cui tutte le sue paure sfumano nel silenzio e nella pace: è il suo giardino segreto nel parco pubblico di Portero Hill, a San Francisco.(Il Linguaggio segreto dei fiori- fonte aNobii)

Siamo a Parigi in un elegante palazzo abitato da famiglie dell’alta borghesia. Ci vivono ministri, burocrati, maîtres à penser della cultura culinaria. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, che appare in tutto e per tutto conforme all’idea stessa della portinaia: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. Niente di strano, dunque. Tranne il fatto che, all’insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta, che adora l’arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Cita Marx, Proust, Kant… Dal punto di vista intellettuale è in grado di farsi beffe dei suoi ricchi e boriosi padroni. Poi c’è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita (il 16 giugno, giorno del suo tredicesimo compleanno, per l’esattezza). Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre, segretamente osservando con sguardo critico e severo l’ambiente che la circonda.
Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l’uno dell’impostura dell’altro, si incontreranno solo grazie all’arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renée.
Le pagine scivolano leggere fra i dotti rimandi e la lingua forbita di Renée e il parlato acerbo di Paloma, mentre l’ironia pungente non risparmia l’ipocrisia imperante nei quartieri chic. Quando ci s’imbatte in tale miscela di leggerezza e umorismo, cultura e profondità, è un piccolo miracolo.(Fonte aNobii)

Disperata e sincera confessione di un uomo. In una giornata di pioggia una ragazza di quindici anni caduta dal motorino, viene trasportata nell’ospedale in cui il padre lavora come chirurgo. Ed è qui che comincia la straziante attesa di Timoteo, stimato professionista e padre poco presente. Qui i ricordi, le riflessioni sul proprio passato, assumono la forma di un monologo, di una presa di coscienza, di una preghiera. Emerge così una torrida estate di tanti anni prima, uno squallido quartiere di periferia e una donna. Una donna dal nome spropositato, Italia, dall’aspetto insignificante, emarginata, derelitta, da cui però Timoteo si sente attratto in maniera irresistibile. Il suo raffinato matrimonio entra in crisi; viene travolto da una relazione ambigua e conflittuale di degrado e tenerezza, di squallore e dolcezza, di sensi di colpa e slanci di generosità. Può un uomo della sua posizione mettersi veramente in discussione e scegliere una passione, un amore così lontano dal mondo borghese di falso perbenismo che conosce? Essere vili è più facile che essere autentici… Poi il tragico epilogo della morte di Italia e paradossalmente la nascita di Angela. Morte e vita che si intrecciano in maniera ineluttabile. Il racconto diventa quello di un padre che catapulta la giovane figlia nel suo inconscio di uomo. Intervento chirurgico reale da una parte e bisturi immaginario dall’altra che entra nei ricordi provocando infinito dolore. “Non ti muovere” così Timoteo implora sua figlia di non morire, di non muoversi, di non mollare e farsi sfuggire la vita. Un racconto splendido da cui emergono difficoltà di amare e scegliere, viltà ed egocentrismo, ma che allo stesso tempo narra di come un trauma possa far cadere le difese e spogliare di ogni ipocrisia.( fonte library blog)

 

“La bestia nel cuore” di Cristina Comencini è il romanzo da cui è stato tratto successivamente l’omonimo film diretto dalla stessa Comencini, che oltre ad essere una scrittrice affermata è anche una regista di grande talento nel panorama italiano. Il libro tratta un tema molto discusso nel nostro paese, quello della famiglia e dell’influenza che ne deriva dal rapporto genitori-figli. La trama, particolarmente intrecciata, rende il testo intrigante e avvolgente allo stesso tempo. Sabrina, è una doppiatrice che aspetta un figlio dal suo compagno, un attore dalle grandi ambizioni, ma piuttosto frustrato dalla mancanza di successo. Tra i due c’è una relazione salda, appassionata, appagante, ma nel momento in cui la protagonista scopre di essere rimasta incinta, decide di non dire nulla al suo compagno e di partire per l’America dove vive il fratello, per ritrovare il suo passato e la lucidità della sua memoria. Ma una volta atterrata lì si trova a dover fare i conti con le figure ingombranti dei genitori che hanno lasciato un segno particolarmente intenso nelle vite dei fratelli. Improvvisamente quelli che dovevano essere momenti di condivisioni dei loro ricordi, diventano attimi di angoscia, di oppressione, di cose nascoste dentro di sé per essere dimenticate, da qui il significato del titolo “La bestia nel cuore”; immagini di gesti dimenticati, parole rimaste mute, ma vibranti tornano a galla riproponendo le stesse scene e lo stesso dolore lancinante nel petto. Un romanzo italiano che lascia con il fiato sospeso fino all’ultimo, conducendoci a capire cosa sia quella macchia nera che si porta dentro al petto la protagonista.(fonte: Recensionelibro.it)

Premio Campiello 2009. Una mattina Gemma sale su un aereo, trascinandosi dietro un figlio di oggi, Pietro, un ragazzo di sedici anni. Destinazione Sarajevo, città-confine tra Occidente e Oriente, ferita da un passato ancora vicino. Ad attenderla all’aeroporto, Gojko, poeta bosniaco, amico, fratello, amore mancato, che ai tempi festosi delle Olimpiadi invernali del 1984 traghettò Gemma verso l’amore della sua vita, Diego, il fotografo di pozzanghere. Il romanzo racconta la storia di questo amore, una storia di ragazzi farneticanti che si rincontrano oggi invecchiati in un dopoguerra recente. Una storia d’amore appassionata, imperfetta come gli amori veri. Ma anche la storia di una maternità cercata, negata, risarcita. Il cammino misterioso di una nascita che fa piazza pulita della scienza, della biologia, e si addentra nella placenta preistorica di una guerra che mentre uccide procrea. L’avventura di Gemma e Diego è anche la storia di tutti noi, perché questo è un romanzo contemporaneo. Di pace e di guerra. La pace è l’aridità fumosa di un Occidente flaccido di egoismi, perso nella salamoia del benessere. La guerra è quella di una donna che ingaggia contro la natura una battaglia estrema e oltraggiosa. L’assedio di Sarajevo diventa l’assedio di ogni personaggio di questa vicenda di non eroi scaraventati dalla storia in un destino che sembra in attesa di loro come un tiratore scelto. Un romanzo-mondo, di forte impegno etico, spiazzante come un thriller, emblematico come una parabola.(Fonte ibs.it)

nessuno si salva da solo

Delia e Gaetano erano una coppia. Ora non lo sono più, e stasera devono imparare a non esserlo. Si ritrovano a cena, in un ristorante all’aperto, poco tempo dopo aver rotto quella che fu una famiglia. Lui si è trasferito in un residence, lei è rimasta nella casa con i piccoli Cosmo e Nico. La passione dell’inizio e la rabbia della fine sono ancora pericolosamente vicine. Delia e Gaetano sono ancora giovani, più di trenta, meno di quaranta, un’età in cui si può ricominciare. Sognano la pace ma sono tentati dall’altro e dall’altrove. Ma dove hanno sbagliato? Non lo sanno. Tre anni dopo “Venuto al mondo”, Margaret Mazzantini torna con un romanzo che è l’autobiografia sentimentale di una generazione. La storia di cenere e fiamme di una coppia contemporanea con le sue trasgressioni ordinarie, con la sua quotidianità avventurosa. Una coppia come tante, come noi. Contemporaneamente a noi.           

Cose  che nessuno saMargherita ha quattordici anni e sta per varcare una soglia magica e spaventosa: l’inizio del liceo. I corridoi della nuova scuola sono pieni di fascino ma anche di minacce, nel primo intervallo dell’anno scolastico si stringono alleanze e si emettono sentenze capaci di segnare il futuro. Chiusa nella sua stanza, con il tepore del sole estivo ancora sulla pelle, Margherita si sente come ogni adolescente: un’equilibrista su un filo sospeso nel vuoto. Solo l’amore dei genitori, della straordinaria nonna Teresa, del fratellino le consentono di lanciarsi, di camminare su quel filo, di mostrarsi al mondo e provare a diventare grande con le sue forze.
Ma un giorno Margherita ascolta un messaggio in segreteria telefonica. È suo padre: annuncia che non tornerà più a casa. Per Margherita si spalanca il vuoto sotto i piedi. Ancora non sa che sarà proprio attraversando questo doloroso smarrimento che a poco a poco si trasformerà in una donna, proprio come una splendida perla fiorisce nell’ostrica in seguito all’attacco di un predatore marino. Perché questo è il segreto del dolore: sa dove si nasconde la vita e se ne nutre per farle crescere le ali.
Questa volta però la saggezza sorridente di nonna Teresa non basterà a Margherita, e sarà dal suo nuovo mondo, quello scolastico, che giungeranno nuove voci in grado di aiutarla: quella di Marta, la compagna di banco capace di contagiarla con il suo entusiasmo, quella profonda di Giulio, il ragazzo più misterioso della scuola, e anche quella di un professore, un giovane uomo alla ricerca di sé eppure capace di ascoltare le pulsazioni della vita nelle pagine dei libri. Proprio in un libro, l’Odissea, Margherita legge la storia di Telemaco e trova le energie per partire in un viaggio alla ricerca del padre che cambierà radicalmente il suo destino.
Dopo il grande successo del romanzo d’esordio Bianca come il latte, rossa come il sangue, Alessandro D’Avenia torna a raccontarci con tenerezza, coraggio e vibrante partecipazione l’adolescenza – i suoi tormenti, i suoi enigmi e insieme la sua spensieratezza e vitalità; ma questa volta ai suoi giovani protagonisti affianca personaggi adulti còlti nel passaggio stretto di una crisi: quello che prima o poi capita a tutti, rivelando fragilità e desideri che ci portiamo dentro e appartengono ai ragazzi che siamo stati.
Cose che nessuno sa ha il passo lungo di una grande storia: quella di tutti coloro che sanno guardare in faccia i propri fantasmi e compiere il viaggio avventuroso che li riporterà a casa. ( Fonte, Prof 2.0)

blume

cop«Al mattino, quando non hai voglia di alzarti, ti sia presente questo pensiero: mi sveglio per compiere il mio mestiere di uomo».
È con questa citazione tratta dai Pensieri dell’imperatore romano Marco Aurelio che prende le mosse l’ultimo libro di Umberto Veronesi, punto di riferimento internazionale nella lotta contro il cancro e autore prolifico di oltre ottocento pubblicazioni scientifiche.
Lo studioso cita inoltre il filosofo e scrittore francese Pierre Hadot che, nel suo commento ai Pensieri, notava come fosse semplice nella letteratura trovare dispensatori di lezioni, mentre era estremamente raro vedere un uomo esercitarsi a vivere e pensare da uomo. Da tale considerazione è nato questo lavoro in cui Veronesi prende in esame il suo personale esercizio di vivere e pensare da uomo.
Probabilmente la vita del luminare sarà stata meno fastosa e avventurosa di quella dell’imperatore romano, ma di sicuro è stata una lunga vita, iniziata nel 1925, all’epoca del delitto Matteotti e che ha visto alcuni tra i momenti salienti della nostra Storia: dalla Seconda guerra mondiale al boom del dopoguerra, dal consumismo degli anni Ottanta all’austerità dei nostri giorni. Una vita in cui, per dirla con Marco Aurelio, Veronesi si chiede quale sia il suo “mestiere di uomo”.
Nella riflessione la prima risposta è anche quella che è rimasta immutata nel tempo: il mestiere dell’uomo è pensare, scrive a chiare lettere Veronesi. Ma come, aggiungiamo noi? Pensare in modo autonomo e coscienzioso, assimilando quei principi di giustizia e solidarietà che devono accompagnarci per tutta la vita. Così facendo, si arriva alla conclusione che il pensiero è anche ricchezza perché è ciò che sopravvive all’uomo: è la sua immortalità. Come già sosteneva Socrate il corpo invecchia, si ammala e muore, ma l’anima gli sopravvive.
Però il nostro pensiero non si può definire libero perché è condizionato da fattori che non possiamo scegliere, come il DNA o i nostri genitori ad esempio. L’unica alternativa per ampliare i nostri spazi di autonomia è, secondo lo studioso, «adottare il dubbio come metodo e la trasgressione come strategia».
Ci sono ambiti del pensiero che l’uomo deve toccare, conoscere, per poi scegliere la via da percorrere. E decidere, magari, di trasgredire. Molti sono i compagni di strada con cui Veronesi condivide il cammino, gli incontri illuminanti e i volti che ricorda: da don Giovanni, l’amato parroco di campagna, all’uomo ombra che dal suo carcere a vita scrive lunghe lettere, da Mina e Piergiorgio Welby alle donne compagne di molte battaglie. Numerosi sono anche gli argomenti coinvolti nella lunga considerazione: dal tramonto della fede all’inutilità del dolore, dall’impegno contro la pena di morte alla riflessione sull’ergastolo questi sono solo alcuni dei temi interessanti e attuali che incontriamo. Attraverso storie e personaggi Veronesi disegna la mappa dell’impegno di un uomo che nella sua lunga vita non ha mai smesso di interrogarsi e di cercare una risposta.
Un’arguta riflessione, fatta di volti e idee, in cui si cerca di trasmettere un messaggio di fiducia, anche se si è sempre consapevoli che i problemi insoluti sono tanti e gravi. Ma un piccolo passo avanti potrebbe essere quello di svolgere, ancor prima del proprio mestiere nel mondo, quello di essere uomo.

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